pianoforte arredamento cura

PIANOFORTE, ARREDAMENTO, CURA

Pianoforte, arredamento, cura.

Hai deciso di suonare il pianoforte. Oppure hai deciso di dire di sì a tua figlia o tuo figlio che desiderava da tempo provare a suonare il pianoforte. Oppure hai deciso di fare un regalo di prestigio a una persona che ti è cara. O forse, finalmente, vuoi un pianoforte nella tua casa, anche se non lo sai suonare, perché uno strumento musicale è – tra le altre cose – anche un pezzo di arredamento.

Qualunque sia la tua motivazione, ora hai deciso che vuoi acquistare un pianoforte! Ma…
Come sceglierlo? Come prendersene cura? Come deciderlo in base all’arredamento?
In questo articolo trovi tutte le risposte che cerchi in merito al pianoforte, arredamento, cura, e molto altro!

I tasti del pianoforte sono neri e bianchi,
ma suonano come un milione di colori nella tua mente.
— Katie Melua.

▫️   NATURALE O DIGITALE?

In questo articolo parliamo del pianoforte, arredamento e cura. E quindi cominciamo con il primo punto: il pianoforte.
La prima domanda che sorge è: è meglio un pianoforte “vero” oppure un pianoforte digitale? Oppure sarebbe il caso di prendere una tastiera, che magari è più piccola?
Cominciamo quindi a parlare di questi tre strumenti: tastiera, pianoforte e pianoforte digitale.

E iniziamo dicendo che pianoforte e tastiera sono due strumenti diversi: il pianoforte è lo strumento che un po’ tutti conosciamo, e possiamo dire che non necessita di grandi presentazioni.
Il pianoforte può essere verticale o a coda (e di code ne esistono di varie dimensioni: quartino, mezzacoda, tre quarti di coda, coda e grancoda), e tra loro verticale e coda presentano delle differenze sia tecniche che di utilizzo, di cui parleremo prossimamente.

La tastiera, invece, è uno strumento un po’ meno conosciuto nella sua essenza. Essa non è un pianoforte piccolo: è proprio un altro strumento.
La tastiera infatti si utilizza, prevalentemente, per la musica elettronica.
Le tastiere sono fornite di basi, di effetti, di arranger, della possibilità di registrare e mixare (ovviamente dipende dal modello e dal livello dello strumento) e di molte altre opzioni, tanto che vengono spesso definite anche “keyboards” o “workstation”; e, soprattutto, le tastiere presentano la possibilità di trasformarsi in altri strumenti.
Esse hanno infatti dei settings che permettono di cambiare i suoni ottenendo archi, fiati, strumenti a percussione, moog, e quant’altro, e possono servire anche come sintetizzatori.
Spesso le tastiere hanno un numero di tasti inferiore rispetto al pianoforte, proprio perché la loro funzione è diversa; e i loro tasti “non sono pesati”, come si dice in gergo, cioè sono dei tasti molto leggeri che non permettono di formare una corretta tecnica pianistica.

Il pianoforte digitale, invece, è un pianoforte a tutti gli effetti e quindi non è una tastiera (anche se, se non siamo abituati a distinguerli, ci potrebbero sembrare simili a una prima occhiata).
Un pianoforte digitale è, potremmo dire, un pianoforte elettronico: nel pianoforte digitale, infatti, i suoni non sono prodotti dalle corde, ma da un computer interno che permette allo strumento di avere dimensioni molto più contenute.
Ma i tasti di un pianoforte digitale sono 88, come quelli di un pianoforte naturale, e sono “pesati”, cioè somigliano moltissimo ai tasti di un pianoforte “vero”, e in questo modo permettono uno studio corretto della tecnica pianistica.
Potremmo dire, non troppo gentilmente, che un pianoforte digitale è un surrogato del pianoforte naturale.

Pianoforte, arredamento, cura sono le nostre guide.
Quindi, se vogliamo rispondere alla prima domanda, cioè “che pianoforte devo comprare?”, per prima cosa devo escludere le tastiere.

Se voglio un pianoforte devo scegliere un pianoforte: ma… digitale o naturale?
La risposta a questa domanda dipende dall’utilizzo che ne faremo. Andiamo perciò a vedere i pro e i contro di ciascuno, e cerchiamo di capire quale dei due è lo strumento più adatto a noi.

pianoforte

pianoforte a coda & pianoforte verticale

pianoforte digitale

pianoforte digitale

tastiera keyboard

tastiera (keyboard)

IL PIANOFORTE DIGITALE.

PRO CONTRO
costa meno del pianoforte “vero”

ha solitamente dimensioni contenute

alcuni modelli si spostano e si trasportano facilmente (attenzione: alcuni modelli, non tutti i modelli)

permette l’utilizzo facile di cuffie durante l’esecuzione

ha costi contenuti, ma come ogni oggetto di consumo perde rapidamente valore, e difficilmente si riesce a rivenderlo

i suoi tasti, anche se pesati, non possono riprodurre il corretto peso, la corretta meccanica e la corretta risposta di quelli di un pianoforte naturale

anche se presenta dinamica (cioè può fare il forte e il piano), non permette di ottenere, e quindi di allenare, il tocco

può risentire di cambiamenti della tecnologia e dei computer, e quindi può diventare presto obsoleto

la sua durata di vita è piuttosto breve: sia perché è un oggetto elettronico, che quindi è facilmente soggetto a usura, sia perché le prestazioni che offre sono di molto inferiori a quelle di un pianoforte naturale, e quindi può essere che in breve tempo si desideri sostituirlo

 

IL PIANOFORTE NATURALE (IL PIANOFORTE “VERO”).

PRO CONTRO
è un oggetto di valore che mantiene il proprio valore nel tempo o addirittura può guadagnarne

è un acquisto per la vita: difficilmente un pianoforte verrà cambiato nel corso della vita, soprattutto se è un pianoforte di alto livello

è un oggetto di arredamento che non sfigura mai in nessun luogo

se ben tenuto e ben curato (sia nel mobile che, soprattutto, nella meccanica) può conservarsi a tempo indefinito anche se non viene utilizzato

è un investimento per il pianista (hobbysta o professionista) che è sicuro di avere a disposizione il meglio per suonare

non presenta problemi elettronici o digitali e non dipende da aggiornamenti o cambiamenti nella tecnologia

è un oggetto solido e, se ben curato e ben tenuto, difficilmente presenta problemi tecnici

e, ovviamente, è lo strumento corretto su cui formare la propria tecnica pianistica e il proprio tocco: in pratica, è lo strumento migliore su cui formarsi come pianisti

ha un costo che può essere abbastanza impegnativo

il suo spostamento richiede l’intervento di professionisti, e una volta sistemato in un luogo risulta difficile da spostare

permette l’insonorizzazione solo tramite l’installazione di un sistema esterno (teniamo presente, comunque, che i pianoforti verticali, essendo pensati per lo studio, hanno la sordina)

Ora, valutati i pro e i contro di ciascuna tipologia, qual è dei due lo strumento più adatto a noi?

Se vogliamo prendere un pianoforte per provare a suonare, ma non siamo affatto sicuri se continueremo o no; oppure se nostro figlio vuole provare a suonare, ma noi non siamo affatto convinti che continuerà, un digitale è la scelta migliore: è economico, è leggero e, come si suol dire, alla peggio sappiamo dove siamo andati a finire.
E anche se il nostro obiettivo è avere uno strumento di ripiego per i viaggi, il digitale è un’ottima scelta.
Il digitale, quindi, è uno strumento “surrogato”: qualcosa di economico, che non ci impegna, che ci permette di provare, e che possiamo portare con noi.

Se invece siamo piuttosto sicuri della nostra scelta, se vogliamo intraprendere uno studio professionale, semi-professionale oppure hobbystico di buon livello, se sappiamo che il nostro pianoforte rimarrà con noi per lungo tempo (suonato o no), e anche se vogliamo andare sul sicuro nel nostro acquisto, allora un pianoforte “vero” è un investimento una volta nella vita.
Sappiamo che abbiamo un oggetto di valore, solido, di lunga durata, e con tutte le carte in regola per accompagnarci nel nostro studio o nel nostro hobby nel migliore dei modi.
E, ovviamente, è il pianoforte naturale a fare da arredamento in casa.

…ma, a proposito…
E se il pianoforte che vogliamo acquistare non si combina con il nostro arredamento?

▫️   PIANOFORTE E ARREDAMENTO

Dopo aver risposto alla domanda “pianoforte”, nella triade pianoforte, arredamento, cura, troviamo proprio l’arredamento.

Ciò che può creare problemi nel mettere un pianoforte in casa è, solitamente, dimensione e colore.
Andiamo quindi a parlare di queste due caratteristiche del nostro strumento.

Per quanto riguarda le dimensioni, il pianoforte, essendo uno strumento ergonomico, ha due parametri importanti non modificabili: la lunghezza della tastiera e l’altezza della tastiera.
Avendo ogni pianoforte, digitale o naturale, 88 tasti, la lunghezza della tastiera non è modificabile.
E, allo stesso modo, richiedendo di essere suonato da seduto, l’altezza della tastiera da terra è standard (fanno eccezione strumenti molto antichi): per accordarsi meglio all’altezza del pianista, ogni pianoforte è quindi dotato di uno sgabello, solitamente una panchetta, regolabile.

Ciò che invece cambia è la dimensione del mobile in sé.
Ovviamente, un digitale normalmente è più piccolo di un pianoforte naturale.
Un pianoforte “vero” verticale può essere più o meno alto (entro certi limiti): solitamente, un verticale un po’ più alto presenterà una qualità di suono migliore, e spesso anche una migliore meccanica.
Un pianoforte a coda, invece, può presentare – come dicevamo – diverse tipologie di coda, e quindi diverse dimensioni: quarto di coda, mezzacoda, tre quarti di coda, coda, e grancoda; quest’ultimo, però, è indicato solo per i teatri e le sale da concerto.

Ma la caratteristica che più spesso crea problemi è il colore.
Il colore, infatti, spesso ci sembra non andare d’accordo con il nostro arredamento.
E allora, se è vero che un pianoforte è anche un oggetto di arredamento, come fare?

Prima di tutto dobbiamo dire che – se escludiamo strumenti fatti su ordinazione o sperimentazioni di design – un pianoforte può presentare tre colori: bianco, nero e marrone (più o meno scuro).
Andiamo quindi a parlare di ciascuno di questi colori.

Il pianoforte bianco si presenta bianco laccato, e il bianco è il colore più raro, meno vendibile, meno richiesto, e quindi più caro in assoluto.
E, a causa di questi fattori, molto spesso chi cerca un pianoforte bianco è destinato a ricevere dai venditori risposte purtroppo negative perché essi non possiedono, e spesso non hanno modo di ordinare, un pianoforte bianco.
Questo colore è purtroppo il più infausto perché non è stato presente storicamente: essendo infatti il pianoforte fatto di legno, come la maggior parte degli strumenti, risultava color legno, oppure veniva colorato a seconda dell’utilizzo.
I clavicembali erano spesso colorati di blu o di verde per dare allegria alle sale, e alcuni erano addirittura placcati in oro (perché nel Settecento l’opulenza non aveva limiti); i fortepiano restavano color legno, perché erano strumenti adatti alle case private e ai salotti per bene; e i pianoforti da concerto venivano dipinti elegantemente di nero, come se fossero in abito da sera. Ed ecco quindi che il bianco non risulta un colore usato nella storia, e da questo dipendono i problemi legati ad esso.

Il pianoforte nero, al contrario, è quello più conosciuto e anche più frequente: i coda, qualunque tipo di coda, sono praticamente sempre o quasi sempre neri, proprio perché è il colore dei pianoforti più eleganti. E, ovviamente, parliamo sempre di nero laccato.
Il nero è il colore dei pianoforti di alto livello, quelli da concerto (anche se poi li teniamo in casa), e per questo che è quel colore che – tra due pianoforti uguali – ci fa dire di quello nero che “è più bello”.
E per il lusso del colore, anche molti verticali sono neri, e questo conferisce loro una marcia in più a livello estetico.
Grazie a questo valore aggiunto, il colore nero è il più frequente e il più facile da trovare. E anche il più classico.

Il pianoforte marrone, invece, è il pianoforte “color legno”: il marrone può avere diverse gradazioni e sfumature, che dipendono dal tipo di legno utilizzato, ed è più frequente nei pianoforti verticali mentre lo è molto meno nei coda (i quali, come detto, devono portare l’abito da sera).
Il color legno ci fa dire che un pianoforte è bello… ma un po’ meno di quello nero. Ci viene da dire che il pianoforte marrone è di livello… sì, ma un po’ meno di quello nero.

In realtà, ciò che conta in un pianoforte è la meccanica, non il colore del legno. Ma questa impressione ci viene, ancora una volta, dalla storia.
Lo strumento “al naturale”, storicamente, era il tipico strumento “da casa”, quello che l’alta società aveva nei propri salotti, mentre il pianoforte nero era il pianoforte elegante, da concerto, e per le persone che potevano permettersi più lusso della media.

Pianoforte, arredamento, cura.
Arredamento, arredamento. Come inserire dunque un pianoforte nero o marrone nel nostro arredamento?
Considerando che i pianoforti hanno in tutti i casi un colore neutro (il nero – un non colore –  o il marrone nelle varie gradazioni – un colore neutro -), essi funzionano con qualunque tipo di arredamento: dallo storico al shabby, dal moderno minimalista allo sperimentale, il pianoforte è un’entità a sé stante che può entrare in qualunque tipo di arredamento.

Infatti, la cosa che dobbiamo tenere presente più di tutto è che un pianoforte non è un mobile nel vero senso del termine.
Un pianoforte è uno strumento musicale e, come tale, ha un’identità molto forte ed è, come detto poco fa, un’entità a sé stante.

Se nel nostro salotto mettiamo una cassapanca, un’angoliera, o qualunque altro mobile di arredo, è bene sceglierlo in modo che il suo gusto, il suo colore e le sue linee si sposino con il resto, così da scomparire quasi alla vista d’insieme, creando un tutt’uno con l’ambiente.
Ma così non è per un pianoforte.

Il pianoforte ha un’identità propria di strumento musicale, che si stacca da tutto il resto dell’ambiente e quindi, come tale, non deve essere pensato come un qualunque altro oggetto d’arredo.

Un pianoforte non può – e non deve – scomparire nell’arredamento come un mobile qualunque: un pianoforte è fatto per saltare all’occhio, per essere immediatamente riconosciuto, per essere un oggetto di lusso e di eleganza, e per far dire subito a chi entra in casa nostra: “Caspita, hai un pianoforte!”.

▫️   COME PRENDERSENE CURA

Pianoforte, arredamento, cura.
…e la cura?
Ora che abbiamo sciolto i nostri dubbi e dopo che abbiamo scelto il pianoforte che fa per noi…
dove lo mettiamo?
come ce ne prendiamo cura?
è difficile mantenerlo in buono stato?
e… darà fastidio ai vicini?

Per quanto riguarda il pianoforte digitale, il problema di “dare fastidio ai vicini” non si pone, perché basta mettere le cuffie e tutto è risolto.
Mentre per quanto riguarda la cura, purtroppo, non possiamo fare granché: possiamo tenerlo pulito, possiamo coprirlo per evitare che entri la polvere, ma – come dicevamo nei pro e contro – il digitale è un oggetto di consumo con vita breve, e quindi dobbiamo mettere in conto che con l’andare del tempo (e neanche troppo tempo) invecchierà in fretta e comincerà a presentare problemi come fanno tutti i computer.

E il pianoforte naturale?
In realtà, il pianoforte non richiede cure particolari, ma solo un paio di accortezze: la posizione e l’accordatura.

La posizione: il pianoforte è un tipo abitudinario.
Non ama gli sbalzi di temperatura, non ama il sole diretto (che, come per tutti i legni, ne sbiadirebbe il colore), e non ama gli ambienti troppo secchi.
Di base, comunque, possiamo dire che ogni normale casa va benissimo per un pianoforte: basta che non lo addossiamo a una finestra e basta che non lo addossiamo a un termosifone, a una stufa o a un camino.

L’accordatura: il pianoforte vuole essere accordato una volta all’anno (due se lo usiamo spesso per concerti casalinghi).
Tutto qui.
Il pianoforte deve essere accordato da un accordatore, cioè da un tecnico specialista. Non dobbiamo accordarlo noi, nessun pianista accorda il proprio strumento… a meno che, oltre che pianista, sia anche accordatore.
Quindi, non pensare di non poter accordare il tuo pianoforte “perché non sei bravo”: nessun pianista, anche a livelli altissimi, accorda il proprio strumento; è per questo che esiste la professione dell’accordatore di pianoforti.
Un pianoforte necessita normalmente di 1 accordatura all’anno. Se viene usato frequentemente per concerti casalinghi, è consigliabile accordarlo 2 volte all’anno.
E, se lo spostiamo, dobbiamo ricordarci di accordarlo dopo che lo abbiamo sistemato nella sua nuova casa.

Ma dopo tutto questo… darò fastidio ai vicini?
La risposta, di base, è: no. Andiamo a vedere perché.

Per quanto riguarda i digitali, abbiamo visto, basta mettere le cuffie.

Per quanto riguarda i pianoforti “veri”, invece, abbiamo più possibilità.
Innanzitutto, se abitiamo in una casa monofamiliare il problema, in pratica, non si pone.
Se invece abitiamo in condominio, solitamente c’è un regolamento che prevede la salvaguardia di alcuni orari… ma non riguarda solo il pianoforte, può riguardare addirittura il passare l’aspirapolvere.
Prima di tutto, quindi, rispettiamo le norme del nostro condominio.

In seconda battuta, possiamo notare come i pianoforte verticali abbiano la sordina.
La sordina è un meccanismo che fa scendere un panno di feltro tra i martelletti e le corde, e facendolo attutisce il suono rendendo impossibile sentire il pianoforte oltre i muri e le solette. Con la sordina, perciò, potremo suonare senza che i vicini ci sentano.
E, infine, se lo desideriamo, è possibile installare dei dispositivi appositi che sono detti silent, che permettono di digitalizzare il suono se attivati, e quindi permettono l’uso di cuffie anche sui pianoforti naturali.

E i coda?
I pianoforti a coda non hanno la sordina ma, anche in questo caso, si può intervenire facilmente sulla quantità di suono.
Prima di tutto, chiudiamo il pianoforte: chiudiamogli la coda mentre suoniamo.
In secondo luogo, possiamo coprire la coda del pianoforte con una coperta, la quale non solo proteggerà lo strumento dalla polvere, ma attutirà anche il propagarsi del suono.
E, infine, anche in questo caso, se lo desideriamo, è possibile installare un silent.

▫️   MUSICA, ARTE E CREATIVITÀ

Ed eccoci arrivati alla fine di questo piccolo viaggio nel nostro articolo dedicato al pianoforte, arredamento, cura e piccoli grandi dubbi che assalgono ciascuno di noi al momento di un acquisto così importante.

La fine di un articolo che, in realtà, è probabilmente l’inizio per te!

Benvenuta Benvenuto nel fantastico mondo della musica e del pianoforte.
Studiare pianoforte è un percorso bellissimo che ti porterà non solo a imparare un meraviglioso strumento, quello strumento che fa da base a tutta la musica, ma che ti guiderà anche nella scoperta di te stesso, del tuo potenziale, della tua forza e della tua creatività.

Io ti ringrazio di aver letto questo articolo “Pianoforte, arredamento, cura”: fammi sapere cosa ne pensi lasciandomi un commento, oppure mandandomi un’email o scrivendomi sui social.

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